Cura di sé

Riflessioni al tempo del Coronavirus

coronavirus

“Non si ricordano i giorni,

si ricordano gli attimi”

Cesare Pavese

Sono giorni difficili per tutti, sia per chi è stato messo a casa da lavoro e non sa se il prossimo mese arriverà lo stipendio, sia per chi lavora in ospedali o cliniche con turni estenuanti e segni sul volto di mascherine indossate per troppo tempo. Lo sono anche per i bambini, che sono costretti a cambiare la loro routine e a stare lontani dagli amici, chiusi in casa. Lo sono per quei genitori che non sanno come dividersi tra il lavoro, ormai per la maggior parte da casa (e per fortuna esiste lo smart work) e la famiglia e magari hanno i nonni lontani o non ci sono più o gli è stato consigliato di avere meno contatti possibile.

Non è facile per nessuno gestire questa situazione nuova e in continuo cambiamento, giorno dopo giorno. Ci siamo dovuti riadattare a stili di vita completamente diversi e stiamo vivendo nell’incertezza. Aleggia nell’aria una sensazione condivisa di irrequietezza e impotenza, molte persone si sono ritrovate a dover rallentare, a mollare quei ritmi serrati fatti di sveglie troppo presto, pranzi fugaci e palestre a tarda sera. Ci siamo abituati a riempire tempo e spazio, a non ascoltarci e talvolta tendiamo a trascurare ciò che il corpo, a modo suo, cerca di farci capire.

In questi giorni mi sono chiesta che cosa abbia portato le persone che, nonostante gli appelli dei medici, dei professionisti sanitari e dei politici, hanno continuato a uscire di casa, minimizzando la cosa, oppure quelli che sono accorsi alla stazione appena è partita la fuga di notizie che avrebbero chiuso la regione, non riflettendo sul fatto che spostandosi dai propri cari, avrebbero potuto portargli dolori più che gioia nel rivederli. Si tratta di inciviltà? Di puro menefreghismo? È possibile che la gente sia diventata così egoista e individualista?

Poi ho pensato che, forse, ciò che può aver spinto queste persone possa essere stata la paura, non solo di stare lontani dalla propria famiglia, dalla propria casa, dai propri amici per un periodo di tempo che ad oggi non sappiamo quanto durerà, ma la paura di trovarsi soli, soli con se stessi. Non siamo più abituati a prenderci dei momenti per noi stessi, ad ascoltarci, spesso andiamo avanti trascinati dalla forza dell’abitudine. 

Allora ho pensato che questo momento di difficoltà possa essere sfruttato come un’occasione per riflettere su noi stessi, su chi siamo e su cosa vogliamo veramente. Magari ci servirà a renderci conto che ciò che abbiamo dato per scontato fino a poco fa, in realtà scontato non è. Ci servirà a prenderci cura delle relazioni e a farci venire la voglia di gesti spontanei, una sorpresa inattesa a un amico che non vediamo da tempo, un abbraccio in più alle persone che ci vogliono bene, ad apprezzare le piccole cose.

È giusto ricordare che in una situazione come questa avere paura è normale, ma se siamo troppo impauriti il nostro organismo ne risente e si stressa, rendendoci di conseguenza più vulnerabili. Oltre alle precauzioni forniteci dai professionisti, ci sono alcune cose che possiamo fare per arginare un po’ di paure, come ad esempio tenersi informati in modo corretto, senza dare adito alle fake news o ai titoli allarmistici dei giornali che si approfittano di questo momento di vulnerabilità generale.

In questo momento molto delicato l’aiuto di uno psicologo può essere molto importante. Per questo motivo molti colleghi si stanno adeguando alla situazione proponendo colloqui online, perché è vero che in questo modo si mettono in secondo piano alcuni aspetti della relazione, ma è anche vero che ad oggi la tecnologia ce lo permette e ci viene in aiuto.

In questa fase di emergenza bisogna proteggere se stessi e gli altri evitando comportamenti irrazionali e controproducenti. Ci siamo abituati ad agire ognuno per sé, ma oggi più che mai è il momento di modificare le nostre radicate abitudini e di fare uno sforzo collettivo per il bene non solo nostro, ma di tutti quanti, per tornare alla “normalità” il prima possibile e magari con una maggior consapevolezza di sé.

Al momento, in ottemperanza al decreto ministeriale per il contenimento della diffusione del coronavirus, sto facendo terapia online con i pazienti. Si tratta degli stessi servizi offerti in presenza, ma attraverso Skype. Se pensi di aver bisogno di una consulenza psicologica, puoi trovarmi all’email o al numero di cellulare (349 4241925)

“La pazienza è amara, ma dolce è il suo frutto”

Jean-Jacques Rousseau 

Foto di copertina: Dimitri Karastelev su Unsplash

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